Proponiamo qui alcune definizioni della parola plagio.

Il dizionario Garzanti propone la definizione seguente della parola ‘plagio‘ :

“Illecita appropriazione e divulgazione sotto proprio nome di un’opera o parte di un’opera che è frutto dell’ingegno altrui, soprattutto in campo artistico e letterario ”

Nel liguaggio di tutti i giorni non si fa una distinzione tra il plagio, che dipende da un giudizio estetico o morale, e la contraffazione, termine giuridico, che designa un crimine contro il diritto d’autore. Giuridicamente, il diritto d’autore protegge solamente la versione definitiva di un’opera; mentre l’idea che l’ha ispirata e lo stile che le ha dato forma, così come le informazioni stesse contenute nell’opera, rimangono senza protezione.

Nonostante ciò, il limite tra l’ispirazione, l’imitazione e la contraffazione è a volte molto difficile da determinare. Il miglior metodo per liberarsi dal rischio di un’accusa di plagio è di citare sistematicamente le fonti alle quali si è fatto ricorso durante il lavoro, cosa che è obbligatoria per il rispetto del “diritto di citazione”.

http://www.garzantilinguistica.it

L’enciclopedia italiana – Treccani definisce il termine ‘plagiare’ quanto segue:
plagiare v. tr. [der. di plagio; cfr. lat. tardo, giur., plagiare «rubare e vendere un uomo libero, o rubare lo schiavo altrui»] (io plàgio, ecc.). – Commettere un plagio, nelle due diverse accezioni del termine, come usurpazione della paternità di un’opera letteraria o scientifica o artistica, e come delitto contro la personalità individuale: p. pedissequamente l’opera di uno scrittore dimenticato o di un musicista quasi sconosciuto; un sedicente guaritore accusato di aver plagiato i proprî clienti; era noto che tutti i magistrati della procura venivano plagiati da quel capo (Salvatore Mannuzzu). Per estens. del primo sign., imitare troppo da vicino gli scritti, o anche le tesi, le idee, gli atteggiamenti di altra persona facendoli passare per proprî e originali. ◆ Part. pass. plagiato, in funzione verbale o anche come agg., riferito sia all’opera o all’autore che ha subìto un plagio letterario o di altra natura, sia alla persona la cui volontà e individualità siano state ridotte da altri in soggezione.

http://www.treccani.it/vocabolario/plagiare/

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« Con il termine plagio, nel diritto d’autore, ci si riferisce all’appropriazione, tramite copia totale o parziale, della paternità di un’opera dell’ingegno altrui. In tale accezione, il termine trova riscontro nell’inglese plagiarism e nel francese e tedesco plagiat, e deriva dal latino plagium (furto, rapimento).

Il primo documentato caso in cui il termine “plagio” è stato usato con il significato di “plagio letterario” risale a Marziale, poeta romano del I secolo, il quale, nel suo famoso epigramma 52, si lamentava di un rivale che avrebbe letto in pubblico i suoi versi spacciandoli fraudolentemente per propri.

Anche in materia di diritto d’autore italiano, si usa correntemente il termine plagio per designare l’appropriazione, totale o parziale, di un’opera dell’ingegno altrui nel campo della letteratura, dell’arte, della scienza, o comunque coperta dal diritto d’autore, che si voglia far passare per propria.

Tale contraffazione può avere, oltre ai risvolti di natura civilistica, anche risvolti di natura penalistica.

La Convenzione di Berna, adottata a Berna nel 1886, fu la prima convenzione internazionale a stabilire il riconoscimento reciproco del diritto d’autore tra le nazioni aderenti. »

http://it.wikipedia.org/wiki/Plagio_(diritto_d%27autore)