Il sole 24 ore
| Data: | 7 Septembre 2010 |
| : | Il sole 24 ore |
| Articolo: | Tocca a Houellebecq. In Italia dopo le accuse di plagio non succede poi molto, il catalogo è questo |
| Autore: | Christian Rocca |
C'è chi sostiene che copiare sia un'arte, che il plagio sia un omaggio e non un furto, che la citazione sia un elemento ineluttabile della letteratura. Michel Houellebecq è l'ultimo di una lunga lista di autori, scrittori, giornalisti, comici, filosofi, saggisti, critici e musicisti accusati di essersi ispirati al lavoro di qualcun altro.
L'elenco italiano non è breve. Negli ultimi giorni si è arricchito del nome di Fabio Filipuzzi, ingegnere e scrittore udinese, autore di sei libri in quattro anni, alcuni dei quali pare copiati integralmente da romanzi di autori famosi, gente come Peter Handke, Jean-Paul Enthoven e molti altri tra cui Philip Roth e Alain Elkann. Filipuzzi è stato subito definito "geniale" da Tommaso De Benedetti, l'autore delle decine di interviste a scrittori e Premi Nobel completamente false. Lui non copiava, inventava direttamente.
In Italia succede quasi sempre così. Se si copia, in genere non succede nulla. Qualche commento sui giornali, sberleffi nei salotti, due risate, ma non è detto che la carriera ne risenta. Anzi spesso si aprono nuove opportunità, nuovi mercati, nuovi orizzonti. Il posto di lavoro resta al sicuro. L'americano Philip Roth si è chiesto se la carriera di De Benedetti fosse finita, ma il suo finto intervistatore è spesso sui giornali, anche stranieri, intento a spiegare la sua arte. Ora dice di avere in uscita in Spagna e in America un libro di interviste false (sarà vero?) e di voler scrivere un libro a quattro mani con Filipuzzi. È la solita soluzione all'italiana, prendiamoci un caffè, scordiamoci ‘o passato, paisà.
Nel 2008 Vittorio Sgarbi non ha avuto alcun problema a riconoscere che il saggio su Botticelli uscito a suo nome era stato copiato, peraltro non da lui medesimo, ma dalla segretaria.
Corrado Augias è stato accusato non da un avversario politico ma dal suo coautore Vito Mancuso di aver copiato una parte di "Disputa su Dio e dintorni" da "La creazione", un libro del biologo Edward Osborne Wilson uscito per Adelphi. Il laico Augias si è difeso dicendo di essersi avvalso, oltre che di convincimenti e riflessioni personali, «di numerose testimonianze, dalle Confessioni di Agostino a internet". Il Foglio titolò: «Augias cerca Dio su Internet e non lo trova».
Nonostante l'inciampo, Augias continua a rispondere autorevolmente alle lettere di Repubblica e resta saggista di punta di casa Mondadori. Anche il filosofo ufficiale di Repubblica, Umberto Galimberti, è stato accusato di aver copiato. "L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani" edito da Feltrinelli riporta numerosi passi di un libro francese pubblicato in Italia sempre da Feltrinelli. Galimberti si è scusato per l'errore, per non aver usato le virgolette con cui avrebbe dovuto attribuire i passi all'autore originale (ma il libro francese è citato solo di passaggio). Un collaboratore di Repubblica dall'estremo oriente fu colto in fallo da una giornalista olandese e da una sinologa italiana. Aveva copiato, peraltro molto male, da uno scoop esclusivo della cronista e da un saggio della studiosa. Ci vollero mesi e articoli sui giornali olandesi e inglesi prima che il giornale diretto da Ezio Mauro decidesse di non far scrivere più il corrispondente, senza mai chiedere scusa ai lettori.
La scrittrice Melania Mazzucco vinse lo Strega 2003 con "Vita", un libro criticato dagli esperti di letteratura russa per essere infarcito di intere pagine di "Guerra e Pace" (romanzo certamente meritevole dello Strega). La scrittrice ha pubblicato altri quattro libri di successo per Rizzoli. La Stampa di Torino ha smontato in modo clamoroso l'epopea di Nicolai Lilin e del suo acclamatissimo "Educazione siberiana" uscito per Einaudi. Secondo la giornalista russa Anna Zafesova non era vero niente, ma proprio niente: il racconto di Lilin non era affatto autobiografico, ma fiction. Le rivelazioni di Zafesova non hanno scalfito l'immagine maledetta del giovane e brillante autore di narrativa, già alla sua seconda struggente opera.
I plagi di Daniele Luttazzi sono quelli che hanno fatto più rumore, anche per la rivolta di alcuni suoi fan prima increduli, poi inferociti, dopo aver sentito che molte delle sue battute erano tradotte e adattate dai grandi comici americani.
La musica è un capitolo a parte, più scivoloso. Ma il caso del maestro Marco Sabiu all'ultimo Sanremo è stato surreale. Il maestro d'orchestra aveva arricchito l'ultima edizione della rassegna con una composizione musicale meravigliosa, "la Sabiu numero 7", ma dopo due o tre giorni in seguito alla rivolta sul web ha dovuto ammettere che il brano non era suo, ma un "omaggio" agli islandesi Sigur Ros. Sul palco e in tv, però, Antonella Clerici continuava ad attribuire il brano al maestro.
In un paese protestante come gli Stati Uniti è più difficile che plagio, truffa e imbrogli siano perdonati dal pubblico. Lo scrittore James Frey è stato costretto a ridimensionare la sua promettente carriera narrativa quando Oprah Winfrey, dopo averlo lanciato sostenuto, ha scoperto che il racconto di Frey non era autobiografico, ma pura invenzione. Il giornalista di New Republic Stephen Glass e il cronista del New York Times Jayson Blair sono stati licenziati in tronco dai loro giornali quando si è saputo che avevano inventato o copiato le storie da colleghi di giornali locali. Con le loro teste sono rotolate anche quelle dei capi che avevano chiuso un occhio. L'America è lontana.








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