Il caso Guttenberg : si poteva evitare lo scandalo?
Da giorni ormai il caso Guttenberg anima le testate giornalistiche di tutta Europa. Un giovane e promettente ministro della difesa amato sia dai tedeschi sia dalla cancelliera si trova ora obbligato a dover abbandonare quel tanto rinomato titolo di dottore (in Germania assegnato con molta più parsimonia che in Italia) e a dimettersi dalle sue funzioni di ministro.
Nella sua tesi di dottorato, infatti, sono stati ritrovati interi paragrafi copiati da articoli, conferenze, libri ed interventi senza nessuna citazione o segnalazione bibliografica.
Perché gli studenti plagiano?
La proprietà intellettuale e gli standard scientifici delle università sono infatti la posta in gioco delle numerose tesi di laurea e di dottorato che vengono discusse ogni anno in Italia e nel mondo.
In preda alla fretta di portare il più velocemente possibile a termine un lavoro spesso lungo e faticoso, molti sono gli studenti che, cosciamente o inconsciamente, per svista o dimenticanza, si affidano alla scorciatoia Ctrl-C/Ctrl-V, ovvero il famigerato “copia-incolla”.
Già due anni fa l’azienda Compilatio.net (produttrice di un software antiplagio) aveva messo il dito su questa piaga dell’insegnamento universitario compiendo un’inchiesta su un campione di tesi di laurea provenienti da diversi atenei italiani e da diversi tipi di Facoltà.
Ne era risultato che nelle università italiane più della metà degli studenti fa ricorso al plagio, con 4 lavori su 5 contenenti più del 5% di similitudini da internet, fino a dei picchi di similitudine massima del 48%, ovvero praticamente metà del lavoro finale. [1]
[1] http://www.compilatio.net/it/prevention/enquetes-etudes/date/1/inchiesta-sul-fenomeno-del-plagio-in-italia/
Le Università si attrezzano!
L’Italia aveva preso del ritardo in materia di prevezione al plagio rispetto ai suoi vicini europei, dove le Università sono dotate di software antiplagio e dove si organizzano atéliers informativi, conferenze e formazioni.
Recentemente alcuni atenei italiani hanno deciso di armarsi contro questo nuovo flagello e di proteggere la qualità dei diplomi da loro rilasciati. Tra loro l’intero ateneo veneziano della Ca Foscari, quello di Urbino, o ancora la IULM e la Facoltà di Economia della Bicocca di Milano e la Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, tra i primi a prendere posizione.








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