Libero News
| Fecha: | 13 Mai 2009 |
| : | Libero News |
| Artículo | Copia e incolla dal web La tesi precotta è servita |
| Autor (es) | Claudio Siniscalchi |
La riforma della laurea breve si è rivelata un totale fallimento. A cominciare dalla tesi di laurea. Conclusi gli esami del triennio gli studenti sono chiamati a realizzare una tesi “breve”. Deve essere consegnato un elaborato non troppo complesso: l’eventuale approfondimento dell’argomento trattato casomai verrà rimandato alla conclusione della laurea di specializzazione. La premessa è di per sé disastrosa perché il lavoro “breve” finisce per assumere un significato molto limitato. Ma dentro questi elaborati si annida un nuovo nemico: internet.
Fino a qualche anno fa nessuno poteva prevedere un così radicale cambiamento nelle modalità di compilazione della tesi da parte dello studente. Oggi, sin dalla discussione per l’assegnazione dell’argomento, tutto parte dalla rete. Generalmente gli studenti iniziano da un’idea, e anche nel caso che gli venga assegnato un campo di ricerca, andranno sempre su internet per verificare la consistenza dell’argomento da studiare. «Ho visto su internet, e non c’è nulla», oppure «ho trovato tante cose», sono le immancabili risposte.
Strane citazionie parole desuete
Poi, una volta assegnata la tesi, per il professore cominciano i dolori. Arrivano quantità di carte da verificare attentamente. Sono frutto di una ricerca, successiva elaborazione e scrittura? Oppure sono state scaricate da internet? Esiste anche un’altra possibilità: la tesi è stata acquistata da qualcuno che magari ne ha messo in vendita un estratto, e successivamente ha fornito il lavoro completo, con tanto di bibliografia e note correttamente inserite.
Non sempre è facile capire la provenienza dei testi. Ma al primo dubbio bisogna andare a controllare. Il lettore deve eseguire, se vuole risalire alla fonte di provenienza, gli stessi passi compiuti dallo studente e ragionare seguendo una logica aberrante ma precisa: cosa farei al posto suo se dovessi scrivere una tesi? Quindi bisogna andare su internet, inserire nei motori di ricerca le parole chiave e vedere cosa si trova, e confrontare alcuni testi presenti in rete con quelli consegnati. Solo in questa maniera è possibile capire se il lavoro presentato è frutto della ricerca dello studente o se è stato semplicemente scaricato o eventualmente scaricato e modificato. Alcune anomalie nella lettura degli elaborati rivelano immediatamente la provenienza delle fonti. Fortunatamente non tutti gli studenti sanno scaricare dalla rete e impaginare correttamente.
Quindi è il dettaglio a rivelare l’origine: corpi e caratteri di scrittura diversi, rientri difformi all’inizio della pagina, colori e piccoli segni di scrittura rimasti impressi, sottolineature e virgolette strane. Per arrivare alla verità bisogna porre domande semplici e dirette: attraverso quali procedimenti è stato inserito un carattere pescato nei simboli del programma di scrittura? Se le risposte sono evasive, o dubbiose, o fasulle non ci sono dubbi: il testo è stato scaricato. Altre volte a non funzionare è lo stile della scrittura: troppo elaborata, troppo complessa, priva di errori di battitura.
In certi casi il compito è davvero semplice: i testi vengono presentati corredati da fotografie, e quindi non ci sono dubbi sulla provenienza.
Altre volte invece a far suonare il campanello d’allarme sono le citazioni: estrapolate da testi impossibili da reperire sul mercato, o pubblicati in lingua straniera magari in riviste di cui esistono pochi esemplari. Altre volte invece è l’utilizzo di vocaboli ad insospettire. In una pagina compare per ben tre volte “scopofilia” (nel dizionario della lingua italiana viene equiparato a sinonimo di voyeurismo), termine in voga nel lessico psicoanalitico. Alla domanda sul suo significato, lo studente che risponde correttamente potrebbe aver sempre controllato sulla rete (difficile che l’abbia fatto sul vocabolario): almeno però ha imparato qualcosa.
L’epoca del taroccoinformatico
Una volta gli studenti rielaboravano pagine di libri senza citare la fonte. Adesso debbono solo saper fare il “copia e incolla”. Le biblioteche ormai sono un passaggio fastidioso e doloroso: è come la visita dal dottore; ci vai solo se non puoi farne a meno. E una volta usciti, difficilmente si accetta l’idea di ritornarci. Si fa una fatica bestiale a convincere lo studente che la consultazione di libri, riviste e pubblicazioni scientifiche, non solo non è un’inutile perdita di tempo, ma è il miglior viatico per realizzare un lavoro decente.
Naturalmente a soffrire di questo epocale cambiamento sono soprattutto le discipline umanistiche e letterarie, che della scrittura e dell’interpretazione si nutrano. Le discipline tecniche e scientifiche invece sono abbastanza al riparo. Probabilmente la tecnologia in breve tempo riuscirà a colmare anche questo divario. Ma quelli che per mestiere leggono le tesi sperano anche che la rapida evoluzione dell’informatica fornisca loro strumenti di controllo per capire se il testo digitale consegnato è stato elaborato in proprio, oppure è di altra provenienza. Per il momento ci si deve organizzare come si riesce e accettare un dato di fatto: viviamo nell’epoca del prodotto “taroccato”. Anche le tesi si sono adeguate.








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